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Momento Espírita
Curitiba, 19 de Agosto de 2017
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ícone Saper morire

Morire. Da questo destino, nessun essere umano scapperà. E, comunque,  temiamo questo momento! Con che dolore la maggioranza di noi pensa al momento della morte.

Siamo stati preparati a temere la morte. Essa ci viene presentata come sinonimo di lacrime, momenti delle tenebre, la separazione definitiva dagli esseri amati.

Abisso e tristezza. Abbiamo imparato che la morte si fa di lutto e misteri, nebbia e nostalgia.

Ma bisogna prepararsi all'arrivo dell'ora finale. Infine, ad ogni giorno si riduce la nostra permanenza sulla Terra.

Da quando siamo nati, ogni respiro segnala la diminuzione del nostro tempo sul pianetta.

Perché il ritmo della vita materiale ci coinvolge, quasi senza percepire, lasciamo stare il ricordo di cui camminiamo un altro passo in direzione verso la morte.

La fine è soltanto del corpo fisico, poiché l'anima - l'essenza di quello che siamo - quella esisterà per sempre. I secoli passeranno, ma noi... Noi sopravviveremo.

 Su questa strada lunga che è la vita, molto impareremo. Altri amori, parenti, luoghi e situazioni arricchiranno la nostra esperienza.

E molti altri corpi serviranno di strumento per il nostro apprendimento.

Perciò, non si deve attaccarsi troppo al corpo. Esso è importantissimo, ma è uno strumento di lavoro. È soltanto un ausiliare per la nostra educazione.

Con l'aiuto di questo corpo viviamo sulla Terra, costruiamo una famiglia e ci relazioniamo con altri essere umani. È essenziale alla vita in società che perfeziona il nostro Spirito.

Nel contatto con altre persone abbiamo l'opportunità di praticare la pazienza, la tolleranza, la solidarietà e l'etica.

Infine, mettere in pratica gesti e situazioni che sono manifestazioni d'amore puro.

 E non è questo l'obbiettivo maggiore della nostra vita: scoprire, praticare e vivere l'amore?

Non c'è niente da temere nella morte quando la vita è piena d'amore, quando i giorni sono profumati dalla bontà, quando la coscienza è pulita e il dovere è compiuto.

Quelli che vivono così con il cuore tranquillo - e coltivano allegrie - aspettano che la vita compia il suo ciclo naturale.

Per questi, la morte è serena. Aprirà portali di un mondo nuovo, pieno di scoperte: la Casa del Padre Celeste.

Un uomo di bene muore come uno che si riposa dopo un giorno di lavoro ben fatto. Non si attacca a nulla poiché sa che deve restituire a Dio tutto quello che ha ricevuto.

Il rinnovamento è la regola generale della natura. Quando arriva la morte è l'ora di restituire al mondo il corpo fragile, che si mischierà alle acque e alla terra.

Sarà consumato, alimenterà i microrganismi. Altri esseri vivranno a partire da lì.

E l'uomo che ha usato quel corpo sarà lontano: aprirà le braccia all'infinito. I suoi occhi contempleranno le stelle, le luci, i colori e le forme mai sognate.

Seguirà il cuore in festa. Pronti per le nuove esperienze, disposto a imparare e ad amare.   

Il poeta Rabindranath Tagore, Premio Nobel di Letteratura, ha scritto sulla propria morte:

È ora di partire, fratelli miei, sorelle mie.

Ho già restituito le chiavi della mia porta

E rinuncio a qualsiasi diritto alla mia casa.

Siamo stati vicini per molto tempo

E ho ricevuto più di quanto ho potuto dare.

Ora spunta il giorno

E la lampada che illuminava il mio angolo buio, si è spenta..

È arrivata l'intimazione e sono pronto per la mia giornata.

Non domandate  che cosa porto con me:

Seguo con le mani vuote e con il cuore fiducioso.

 

Redazione del Momento Spiritista.
Traduzione di Rossana Amatuzzi.
Il 16.5. 2014.

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