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Momento Espírita
Curitiba, 17 de Junho de 2024
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ícone La benedizione del dolore

Il fatto, avvenuto in un pronto soccorso, attirò l'attenzione degli accademici di turno quel freddo sabato.

Era tardo pomeriggio quando la coppia arrivò con un bambino avvolto in una coperta.

I genitori erano terrorizzati e il padre  non la smetteva di dire: Si è bruciato. Si è bruciato.

Ciò che sorprese i giovani fu che il ragazzo sembrava stare bene. Lui rispose, serenamente, dicendo il suo nome. E questo rassicurò chi era di turno.

Tuttavia, quando il ragazzo fu messo sulla barella e la coperta tolta, videro, sgomenti, il grande danno.

Si era seduto su una piastra calda e aveva gravi ustioni sulle natiche e sulla parte posteriore delle cosce. Era qualcosa che avrebbe dovuto far urlare o svenire la vittima.

Eppure, era come se nulla fosse successo. Tra le altre provvidenze, fu portato al Centro Chirurgico per rimuovere il tessuto morto.

Era chiaro che in seguito avrebbe avuto bisogno di un trapianto di pelle.

Incuriositi, gli studenti ascoltarono la spiegazione dell'esperiente professore: Quello a cui avete assistito è un raro caso di Sindrome di Ryley-Day.

Un'anomalia genetica che colpisce i neuroni sensoriali.

E concluse: Non sente dolore e questa è la sua disgrazia.

*   *   *

Di fronte a quanto accaduto, ricordiamoci degli orientamenti spirituali che affermano che il dolore è una benedizione che Dio invia ai Suoi eletti: non addoloratevi, quindi, quando soffrite.

Piuttosto,benedite il Dio onnipotente che, attraverso il dolore di questo mondo, vi ha segnati per la gloria del cielo.

Questo ci porta a comprendere perché non provare dolore fisico è una disgrazia, non un beneficio.

Il bambino si era seduto su una piastra calda e, poiché non sentiva nulla, aveva riportato ustioni di terzo grado, che segnarono per sempre il suo corpo.

Sentire il dolore di una spina che ci ferisce la pelle, di un chiodo che penetra nel nostro piede, della brace che ci brucia, ci fa allontanare velocemente dal pericolo.

E come il dolore fisico è un allarme e provoca una reazione immediata, così il dolore emozionale che ci colpisce ci dice che qualcosa in noi non va bene.

L'angustia, la tristezza, la rabbia sono segnali di allarme.

La continua frustrazione nei confronti del lavoro, della professione, dovrebbe portarci a pensare a rimediare a ciò che ci rende infelici, ci ferisce così tanto, perché, presto, si tradurrà in problemi fisici.

Quando la tristezza va oltre i limiti sporadici, rimanendo una compagna costante, ci dice che dobbiamo indagarne la causa per allontanarla.

Non possiamo far finta che il dolore non esista. Non possiamo nascondere sotto il tappeto ciò che ci fa male, ogni giorno, ogni ora.

Se il dolore ci raggiunge quando qualcuno parte per l'Aldilà e lascia un posto vuoto a tavola, abbiamo il diritto di piangere, di sentire l'assenza. Diritto di vivere il periodo del lutto.

Ma, non per tutta la nostra vita.

La benedizione del dolore deve stimolarci a cercare aiuto, sia nella fede che abbracciamo, sia nei terapisti professionisti, braccia di Dio sulla faccia della Terra.

Benedetto il dolore fisico che ci porta a cercare di liberarcene. Benedetto il dolore emozionale che ci ricorda che il nostro grande impegno, su questa Terra, è vivere.

Vivere per progredire. Per lottare. Per amare. Per andare avanti.

Redazione del Momento Spirita, con base sull'articolo
 
Um ensaio sobre a dor, di Eugenio Mussak, dalla rivista Vida simples,
edizione 162, del settembre 2015, ed. Abril e sul cap. IX, item 7, del
libro
O Evangelho segundo o Espiritismo, di Allan Kardec, ed. FEB.
Traduzione di Fabio Consoli
Il 13.12.2023.

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