Fu nel 1953 che Tenzing Norgay ed Edmund Hillary effettuarono la prima scalata ufficiale dell'Everest, utilizzando la via sud-orientale, ovvero, attraverso il Nepal.
Da allora, ogni anno, tra aprile e maggio, le autorità rilasciano permessi agli scalatori che desiderano intraprendere la grande scalata.
Questo ha portato al sovraffollamento sulla montagna più alta del mondo.
Gli scalatori aspettano ore a causa delle file che si formano per raggiungere la vetta.
Questo ingorgo rappresenta un grave pericolo per scalatori e guide, visto che ogni minuto è prezioso, quando si dipende dalle bombole di ossigeno per sopravvivere.
Inoltre, trascorrere troppo tempo nella zona della morte, come viene chiamata la regione degli ottomila metri di altitudine, aumenta il rischio di ustioni, mal di montagna e persino di morte.
C'è chi superi tutto questo, ma finisce per essere sconfitto in discesa, travolto da una valanga o dallo sfinimento.
Negli ultimi due decenni, il numero medio di vittime annue è stato di sei.
Può sembrare poco, considerando quante persone raggiungono la vetta.
Tuttavia, questo desiderio di raggiungere la vetta della montagna più alta del pianeta ci fa riflettere.
Siamo stati creati per grandi sfide. Non ci sono limiti alla nostra creatività, alla nostra tenacia.
Fa parte della nostra natura. È questo che ci ha fatto uscire dalle caverne e giungere all'era della tecnologia.
Guardiamo al passato e le testimonianze della Storia sembrano quasi un miraggio, mostrandoci un mondo senza igiene, senza comfort, senza le tante comodità e facilità del presente.
Molti di noi hanno visto i primi due uomini camminare sulla Luna.
Abbiamo seguito le sonde spaziali e le immagini spettacolari inviate, da loro, sulla Terra.
Riceviamo notizie dalle stazioni spaziali dove gli astronauti vivono per settimane, mesi.
Sì, siamo creature eccezionali.
Questo ci dice che nulla ci impedisce di diventare esseri migliori.
Se abbiamo così tanta grinta e realizziamo imprese inimmaginabili, se rischiamo la nostra vita per raggiungere i nostri obiettivi, perché non investiamo gli stessi sforzi nel cambiare noi stessi?
Duemila anni fa, abbiamo udito la voce del Cantore Celeste con il Suo irresistibile invito.
Cosa ci manca per aderirvi, per trasformarci in uomini di pace, promotori del bene, altruisti?
Cosa ci manca per superare la soglia dell'ordinario e diventare uomini che hanno superato se stessi?
Sarebbe fondamentale che l'impegno che ci spinge a raggiungere le stelle, fosse lo stesso anche per il viaggio nel nostro cosmo interiore.
Verso i pianeti della nostra intimità, per esplorare le grandi possibilità dell'amore, del coraggio. Della perseveranza, della rinuncia e della dedizione.
Allora, diventeremmo uomini portatori della fede che sposta le montagne, non soltanto eroi della scalata.
Uomini che raggiungono le vette della gloria del bene, illuminando più di un sole di prima grandezza.
Cesseremmo di essere homo technologicus e ci trasformeremmo in homo amorosus.
Accoglieremmo l'esortazione del Maestro Galileo: Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
Accetteremo la sfida?
Redazione del Momento Spirita
Traduzione di Fabio Consoli
Il 28.7.2025