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Momento Espírita
Curitiba, 29 de Novembro de 2025
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ícone La nostra vecchiaia

Al giorno d'oggi, incontriamo persone che temono la vecchiaia perché la considerano come un periodo di problemi di salute, di dolori e limitazioni.

C'è chi crede che faccia sparire il vigore fisico, l'energia e la bellezza.

Paradossalmente, non vogliono morire.

Pertanto, se gli anni si accumulano, potremo raggiungere quel ciclo che chiamiamo vecchiaia.

La vecchiaia è davvero spiacevole o siamo noi, per tradizione, a nutrire questa cultura?

Se supereremo quegli anni e avremo la fortuna di tenere tra le braccia i figli dei nostri figli, parleremo di felicità.

Se, inoltre, riusciremo a seguire l'adolescenza dei nostri nipoti, vederli vincere allori e medaglie, veder sbocciare le loro capacità e applaudirli sul palcoscenico dell'esistenza, parleremo di gloria.

Abbiamo già visto nonni omaggiati ai matrimoni dei loro nipoti e persino cullare i bambini nati da loro, i loro pronipoti.

Conveniamone, superare gli anni della vecchiaia deve costituire per noi una meta.

In generale, nessuna fase della vita umana è privata dei doni della natura. Né tantomeno delle benedizioni di Dio.

Ogni ciclo ha anche i suoi dolori, le sue difficoltà. Perché l'ultimo periodo della vita dovrebbe essere più triste degli altri?

È la nostra prospettiva che deve cambiare per poter comprendere la grandezza della vecchiaia.

È la fase in cui riassumiamo l'intero libro della vita. Abbiamo il dono dell'esperienza del passato, che ci dona saggezza nel nostro tempo e nelle nostre decisioni.

Per raggiungere questo obiettivo, dobbiamo aver onorato l'arte dell'invecchiare. Prepariamoci per gli anni in cui potremo liberarci dalle ore di sacrificio del lavoro professionale e dedicarci al volontariato.

Servire il nostro prossimo.

O praticare un'arte che ci incanti l'anima, che ci renda felici negli anni che ci restano.

Se arriveremo a quel pomeriggio della vita, come alcuni chiamano la vecchiaia,  che sia un pomeriggio meraviglioso, di tramonti in apoteosi.

E se ci addentreremo nella notte, che sia una notte di luminose Vie Lattee, di riflessi di stelle.

Che sia il momento in cui potremo mettere in pratica tutte quelle idee  pensate ed accarezzate. Immergere la nostra mente nella conoscenza, padroneggiare una nuova lingua, praticare una nuova abilità.

Forse parleremo dei limiti, della malattia che ci ha raggiunto. Ringraziamo che la malattia arrivi solo adesso come un'ospite scomoda, quando così tanti bambini e giovani la ricevono, nei loro anni verdi, impedendo loro di accedere a innumerevoli possibilità.

Se non possiamo correre, camminiamo. Se non possiamo scalare una montagna, rallegriamoci di poter salire qualche gradino.

C'è così tanto da fare, da imparare, da realizzare. Convivere con la famiglia, trovare il tempo per visitare un amico, scoprire nuovi paesaggi.

Anche se sono solo quelli della nostra città, le piazze che non abbiamo ancora visitato, le strade che non abbiamo ancora percorso.

Usiamo il tempo per la poesia, la bellezza, la musica. Lasciamoci incantare.

E se ci saranno segnali dell'arrivo dell'indesiderata delle genti che viene ad avvolgerci nel suo abbraccio, prepariamoci ed entriamo nella nuova vita, trionfanti, con la certezza di aver goduto pienamente i nostri giorni.

Redazione del Momento Spirita, ispirata dal
 pt. 3, cap. XV, dal libro
O grande enigma,
 di Léon Denis, ed. FEB.
Traduzione di Fabio Consoli
Il 28.7.2025

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