L'atleta americana di nuoto sincronizzato Anita Alvarez, durante i Campionati del Mondo 2022 a Budapest, svenne e affondò nella piscina.
L'allenatrice della squadra e medaglia olimpica, Andreia Fuentes, si rese conto che Anita era rimasta sott'acqua per molto tempo. Senza pensarci due volte, semplicemente, si tuffò in piscina, completamente vestita.
Andreia Fuentes scese sul fondo e riportò in superficie la sua atleta.
Anita era priva di sensi, senza la forza di muoversi o di reagire.
Grazie alla rapidità dell'allenatrice, riuscì a ricevere i primi soccorsi e a sopravvivere.
Le telecamere registrarono l'azione efficiente di Andreia Fuentes, attenta conoscitrice della sua atleta, agendo al momento giusto.
Se lei non se ne fosse accorta subito, se non fosse stata agile, Anita sarebbe sicuramente annegata.
Questo ci fa riflettere sui giorni in cui viviamo.
Se restiamo sommersi nella piscina dei nostri problemi per troppo tempo, chi se ne accorgerà?
Chi sarà lì, ad osservare attentamente, e noterà che non abbiamo più forze e si tufferà senza esitare?
Chi ci tirerà fuori in momenti come questi?
E qualcuno potrà contare su di noi per fare lo stesso?
Siamo, a volte, quell'allenatrice attenta che si tuffa in acqua senza esitazione?
Sarà forse che ci sono persone che contano su questo: sulla nostra azione agile ed efficiente?
In un mondo così individualista, comprendiamo quanto sia importante avere persone del calibro di quell'allenatrice.
Creature che non si pongono domande in anticipo, che non stanno a bordo piscina a chiedersi se tuffarsi o meno. O a chiedere come sta l'altro.
Fare quel salto e tuffarsi significa accogliere l'altro, andare incontro ai suoi bisogni urgenti che, a volte, possono essere appena un abbraccio o un semplice Sono qui.
Il tuffo sul fondo della piscina è molto significativo perché è esattamente questo. Lì, sott'acqua, l'allenatrice non disse nulla. Abbracciò e riportò su l'atleta.
Quasi sempre è tutto ciò che dobbiamo fare. Essere disponibili per l'altro. Offrire una spalla, qualche minuto di ascolto.
È curioso che, una volta o l'altra, tutti noi possiamo rimanere sommersi, avere i nostri momenti di fragilità. E sappiamo quanto sia importante avere qualcuno che ci salvi.
Sarà che si può contare su di noi?
E se sì, l'abbiamo già detto? Abbiamo lasciato ben chiaro che siamo pronti ad aiutare?
Osservando le statistiche sulle malattie mentali in tutto il mondo, vediamo il numero crescente di suicidi e ci rendiamo conto di quanti di noi rimangono sommersi per troppo tempo.
Sono numeri allarmanti. Ma non sono solo numeri, sono persone, proprio come ognuno di noi, con storie, famiglie, ideali, progetti, che semplicemente si ammalano.
Dobbiamo sostenerci a vicenda ogni giorno, stare attenti e partecipi della vita gli uni degli altri.
Non esitare a chiedere aiuto e non esitare a tuffarci per aiutare.
Fidiamoci del nostro intuito. La Divina Provvidenza usa la nostra sensibilità per renderci agenti del bene sulla faccia della Terra quando stiamo attenti, quando siamo disposti ad amare.
Fidiamoci di Dio. Fidiamoci di noi.
Redazione del Momento Spirita
Traduzione di Fabio Consoli
Il 31.10.2025