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Momento Espírita
Curitiba, 29 de Novembro de 2025
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ícone La lingua di Dio

Siamo semi di luce, ricchi di promesse, pronti a svilupparsi e fiorire.

Portiamo dentro di noi abbondanti ricchezze, veri tesori spirituali dormienti, in attesa di essere risvegliati.

Spetta a ciascuno stabilire il momento giusto per germogliare, per diventare un fiore profumato in un giardino o un albero frondoso nel frutteto della vita.

Rinasciamo per salire qualche gradino verso la perfezione, respondendo all'invito del Maestro Galileo: Siate perfetti!

Ripensando agli anni passati, ci sorprende quanto siamo diversi oggi. Quanto siamo maturati,  quanto ci siamo liberati di tante idee sciocche.

La vita stessa irriga i semi dentro di noi. La nostra capacità di saggezza cresce naturalmente nel corso della nostra vita.

Ciò comporta un cambiamento nella nostra natura fondamentale, un approfondimento della nostra capacità di compassione, benevolenza, perdono, della nostra capacità di non ferire e di servire.

La vita è uma maestra prodigiosa e paziente. Non si stanca mai di ripetere le lezioni se non le impariamo la prima, la seconda o la terza volta.

Gli anni sono saggi istruttori. Le esperienze, insegnanti dalla didattica perfetta.

Così era solita dire  Rachele, che aveva conosciuto suo nonno già anziano.

Diceva che, forse, se lo avesse conosciuto da giovane, non lo avrebbe amato così tanto.

Quando lei nacque, lui era già stato plasmato dalla vita e aveva notevolmente modificato il suo modo di pensare e di agire.

Era un rabbino ebreo ortodosso, rispettato nella sua congregazione in Russia.

Secondo lui, l'ebraico era la lingua di Dio. Era quella la maneira in cui le persone parlavano con Lui. Ed era così che si dovevano offrire preghiere a Yahweh.

Nella sua concezione, a quel tempo, lo yiddish era la lingua degli ignoranti, delle donne e dei bambini. Lo capiva molto bene, ma evitava di usarlo.

Fuggendo dal suo paese all'inizio del XX secolo, quando si scatenò il movimento contro gli ebrei, ebbe un serio problema all'ufficio immigrazione.

Il tono di voce con cui il funzionario gli chiese il suo nome lo offese. Pensando che non avesse capito la domanda, l'impiegato la ripeté in yiddish, il che offese ancor di più l'immigrato, che gli voltò le spalle.

Il tempo avrebbe dato a quell'uomo lezioni preziose. Quarant'anni dopo, era cambiato completamente.

Aveva capito che il significato letterale della legge era molto meno prezioso del suo spirito. E che Dio dimora nell'anima e non nella mente.

E Rachele lo sentì insegnarle che, sebbene lei non parlasse ebraico, poteva conversare direttamente con Dio nella sua lingua.

Aveva capito che siamo tutti qui per crescere in saggezza ed imparare ad amare meglio.

Siamo tutti figli dello stesso Dio. Lui accoglie le preghiere in qualsiasi lingua, pronunciate a voce o solo elaborate nella mente, perché la capacità di parlare si dissolve nel tempo.

O perché, nel luogo in cui si trova la creatura, non le è permesso pronunciarne il Nome.

Dio legge tra le righe dell'anima, decifra inni e canti, il timido balbettio di chi non si considera degno della Sua misericordia.

Lui è il Padre Celeste, tutto amore, nostro Padre.

Redazione del Momento Spirita, con frasi iniziali dall'articolo
Somos uma semente de luz, di Maria Anita Ribas, dal
Jornal Mundo Espírita, settembre/2025, ed. FEP e dal capitolo
 iniziale della pt. II, del libro
As bênçãos do meu avô, di
 Rachel Naomi Remen, ed. Sextante.
Traduzione di Fabio Consoli
Il 27.11.2025

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