Il 9 aprile 1940, la Germania occupò la Danimarca. A differenza di altri paesi occupati, la Danimarca mantenne una relativa autonomia. Il governo e Re Christian X chiarirono che non avrebbero imposto leggi antiebraiche.
Tuttavia, con il progredire della guerra e l'acuirsi della resistenza danese, i rapporti cambiarono.
Nell'agosto del 1943, il governo danese rinunciò dopo che i tedeschi esigirono la fine della resistenza. Fu imposta la legge marziale.
Alla fine di settembre del 1943, Georg Duckwitz, un diplomatico tedesco, avvertì i leader danesi della prevista deportazione degli ebrei, prevista per la sera del 1° ottobre, durante la celebrazione del Capodanno ebraico.
Questa azione contro gli ebrei fu vista come un attacco a tutti i danesi. La forte integrazione della popolazione ebraica e il nazionalismo romantico della Danimarca contribuirono a una risposta unitaria contro tale persecuzione.
I danesi si organizzarono per nascondere gli ebrei nelle loro case, negli ospedali, nelle chiese e sui pescherecci. Grazie a questa solidarietà nazionale, l'unica registrata durante l'Olocausto, più di settemila ebrei fuggirono in Svezia, che offrì loro asilo.
La traversata da Copenaghen alla Svezia avvenne su pescherecci, con l'aiuto di pescatori che trasportavano i rifugiati.
Grazie a questa unità nazionale, solo circa quattrocento ebrei furono catturati dai nazisti e inviati nei campi di concentramento.
Questa azione è un esempio straordinario di resistenza civile di massa. Un'intera nazione si mobilitò in solidarietà per proteggere la sua popolazione ebraica.
Questo atto eroico è un faro eterno della forza dell'unità e della solidarietà umana. Di fronte alla macchina di sterminio nazista, il popolo danese, dal re ai pescatori, si rifiutò di essere complice della barbarie.
Questa straordinaria operazione dimostra che la vera grandezza di una nazione risiede nella sua bussola morale, non nella sua potenza militare.
L'unità attorno al valore non negoziabile della vita e della dignità umana trasformò cittadini comuni in eroi.
Loro dimostrarono così che quando l'empatia prevale sulla paura e il popolo si ribella in nome di un ideale superiore, è possibile affrontare il male.
Il salvataggio danese è una lezione storica: una nazione unita fa la differenza nel mondo, salvando vite e preservando l'Umanità stessa.
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Quanto c'è da imparare da questo evento. Imparare a unirci per sradicare dalla nostra nazione il terribile nemico che la indebolisce, la corruzione, questo cancro che divora le risorse pubbliche, distogliendole dalla sanità, dall'istruzione e dalla sicurezza.
Il risultato è lo smantellamento dei servizi essenziali, mentre una minoranza si arricchisce illecitamente.
Soffriamo doppiamente: per la mancanza di servizi e per la certezza dell'impunità, che mina la nostra fede nella giustizia e nella democrazia.
Quando ci uniremo per l'onestà, per i principi etici?
Basta volerlo, a partire dalla corretta condotta individuale.
Dopotutto, una nazione sarà invincibile, grande e libera solo quando tutti i suoi figli si uniranno per il bene comune.
Redazione del Momento Spirita,
prendendo spunto da registri storici
Traduzione di Fabio Consoli
Il 17.12.2025