C'era un tempo in cui i bambini venivano invitati a immergersi nel passato della famiglia. Nonni e genitori cercavano scatole ben impacchettate piene di foto.
I più piccoli scoprivano il loro bisnonno immigrato che arrivava al porto, con alcuni effetti personali in una valigia che sembrava aver resistito a un campo di battaglia, tanto era malconcia.
Si parlava delle lotte, della vecchia casa di legno. Davanti agli occhi incantati dei bambini, sfilava il carretto con cui lo zio vendeva il latte, conservato in bottiglie di vetro, di casa in casa.
Si mostrava il vecchio autobus su cui il nonno aveva lavorato come autista, l'acquisto della sua prima Ford, il camion diesel.
Si rideva molto, osservando gli abiti d'inizio Novecento, quelle foto in cui tutti posavano seriamente come se fosse un atto religioso.
Le foto erano costose, rare e conservate come tesori preziosi. Tutto questo sembra essersi dissolto rapidamente con l'evoluzione della fotografia, dalla sua forma fisica a quella digitale.
È stato un processo segnato da innovazioni chimiche, meccaniche ed elettroniche. E stiamo marciando verso un'epoca in cui, in mancanza di una fotografia stampata e tattile, la formazione della memoria familiare andrà perduta.
Una fotografia stampata è un oggetto di memoria. Può essere maneggiata, passata di mano in mano, incorniciata, conservata in album fisici e, soprattutto, scoperta per caso in un cassetto.
Questo processo di scoperta e interazione fisica agisce come un potente attivatore di memoria.
Quando i bambini sfogliano un album o una scatola di foto, partecipano a un'attività sociale di costruzione di racconti.
Nel mondo digitale, la visione è solitamente un'attività individuale sullo schermo di un dispositivo, riducendo la possibilità di ascoltare, da un adulto, la storia dietro l'immagine.
La materialità della carta fotografica, le pieghe del tempo, la scrittura a mano sul retro aiutano ad ancorare il ricordo nel tempo e nello spazio.
Il mondo digitale è astratto e rende la foto meno speciale.
In passato, scattare una foto era un atto deliberato. Ogni foto veniva accuratamente selezionata, assumendo un significato più profondo.
Oggi, la maggior parte delle foto è usa e getta. Il sovraccarico di immagini rende difficile per i bambini distinguere quali momenti siano veramente significativi o meritino di essere ricordati.
Crescono senza un album di famiglia nel senso tradizionale del termine. Invece di cento foto stampate, che raccontano la storia punto per punto, hanno diecimila immagini disorganizzate in una cartella.
Questo rende più difficile costruire e comprendere la narrazione visiva del passato.
La fotografia digitale garantisce la registrazione di tutti i momenti, ma fallisce nella conservazione duratura e accessibile. Anche nell'interazione tattile che trasforma l'immagine in un ricordo vivido e condiviso.
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Data la fragilità dell'oblio offerta dalla facilità di archiviazione digitale, concediamoci momenti di recupero storico.
Non permettiamo che la ricchezza della nostra storia familiare venga diluita in un mare di bytes.
Dedichiamo del tempo a questo ritorno al paziente racconto dell'eroismo di coloro che ci hanno preceduto, oggi, mentre ancora pellegriiamo da queste parti.
Redazione del Momento Spirita
Traduzione di Fabio Consoli
Il 19.1.2026