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Momento Espírita
Curitiba, 02 de Julho de 2026
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ícone Invito alla vita

La madre di Elizabeth era morta quando i suoi undici figli erano ancora piccoli, e il padre aveva preso a governare la famiglia con grande severità.

Di salute cagionevole, Elizabeth viveva confinata su un divano. Questa condizione le garantiva attenzioni particolari, come disporre di una stanza tutta per sé ed essere protetta dagli scatti d'ira del padre.

A vent'anni pubblicò la sua prima raccolta di poesie. Al padre piaceva avere in casa un genio - qualcuno da esibire, purché rimanesse sotto la sua autorità e il suo controllo.

Nel XIX secolo, per essere letti non era necessario frequentare i salotti letterari. Bastava inviare i manoscritti agli editori, intrattenere una corrispondenza e suscitare l'interesse della critica.

Elizabeth gestiva tutto per via epistolare, direttamente da casa sua.

Il poeta Robert Browning iniziò a scriverle in qualità di ammiratore delle sue poesie. Lo scambio epistolare si trasformò in un'intensa storia d'amore.

Si incontrarono in segreto e, due giorni dopo, lui le inviò una lettera traboccante di passione.

Superando le esitazioni di lei, riuscì a strapparla dalla stanza in cui era costretta dalla malattia; i due si sposarono poi in segreto, con una cerimonia riservata a Londra.

Poco tempo dopo, fuggì in Italia con il marito, portando con sé solo lo stretto necessario. Suo padre non le perdonò mai il gesto e le restituì, senza nemmeno aprirle, tutte le lettere che lei gli aveva inviato.

Cosa ancor più sorprendente, lontana dal padre, Elizabeth ritrovò la salute.

Iniziò a camminare, a viaggiare, a frequentare la società e a scrivere con rinnovato vigore. Molti biografi vi scorgono una forte componente psicologica: quella liberazione emotiva si rivelò potente quanto qualsiasi medicina.

Aveva quarant'anni e Robert ne aveva sei meno di lei. Lui la invitò, letteralmente, a vivere. Lei divenne una donna impegnata in questioni politiche e sociali.

Nella sua poesia affrontò temi quali l'oppressione degli italiani da parte degli austriaci, lo sfruttamento minorile nelle miniere e nelle fabbriche inglesi e la schiavitù, oltre ad altre ingiustizie sociali.

Sebbene ciò ne avesse ridotto la popolarità, Elizabeth continuò a far sentire la propria voce e a essere riconosciuta in tutta Europa.

Morì a Firenze nel 1861, tra le braccia di Robert. Lui non si risposò mai più.

*   *   *

Una storia d'amore. Soprattutto, un invito a vivere. Robert era una di quelle persone meravigliose e indimenticabili che ci invitano a vivere.

Le persone di questo calibro ci incoraggiano a sviluppare e perfezionare tutto ciò che siamo e tutto ciò che possiamo diventare.

L'invito alla vita è un invito a crescere, a essere noi stessi e a godere della benedizione di essere vivi.

Viviamo davvero quando siamo onesti con noi stessi, autentici nei nostri sentimenti e fedeli alle nostre convinzioni.

Viviamo quando amiamo, quando ci interessiamo alla vita degli altri, quando doniamo noi stessi e ci prendiamo cura del prossimo.

Viviamo quando costruiamo e creiamo, quando speriamo, soffriamo e gioiamo.

La cosa più importante è comprendere che possiamo essere noi quelle persone capaci di ispirare gli altri a condurre un'esistenza vibrante, colma di speranza e amore.

Possiamo seguire l'esempio di quel Maestro che andò incontro ai pescatori sul mar di Galilea e rivolse loro l'invito più audace: Venite, vi farò pescatori di uomini.

Tutti conosciamo il meraviglioso esito della loro adesione a quell'invito.

 Redazione del Momento Spirita, prendendo spunto

da fatti della vita di Elizabeth Barret Browning
e dall'articolo Convite à vida, di Ardis Whitman,
da Selezione dal Reader's Digest, del luglio1972.
Traduzione di Fabio Consoli
Il 26.6.2026
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