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Momento Espírita
Curitiba, 30 de Julho de 2026
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ícone Fotografie senza sorrisi

Guardiamo con un certo senso di stranezza i vecchi album di fotografie.

Nei ritratti e nelle foto di gruppo, raramente si scorge un sorriso.

Potremmo affrettarci a trarre conclusioni: Le persone erano meno felici a quei tempi! O ancora: Quanto erano riservati e solenni i nostri antenati!

Esaminiamo la questione più da vicino e forse scopriremo che nessuna delle due affermazioni è vera.

Chissá magari facendo l'esercizio inverso, quasi per gioco, potremo comprendere meglio.

Immaginiamo che quelle persone del passato avessero la possibilità di possedere collezioni di foto che ritraevano gli abitanti del futuro, ovvero le persone del nostro tempo.

E non solo, ma anche di accedere ai ricordi racchiusi dietro ogni fotografia.

Ecco un primo commento che potrebbe nascere: Perché pensano di dover sorridere in ogni fotografia?

Perché, anche se non ne hanno voglia, si sforzano di sorridere? Guardate! Hanno imparato ad essere attori, riuscendo a sostituire i loro volti tesi, a volte persino furiosi, con belle espressioni di gioia!

Che strano fenomeno è questo che ha colpito l'umanità? Riescono a mettere e togliere un sorriso con la stessa facilità con cui aprono e chiudono un ombrello!

E che dire di quest'altro curioso fenomeno: così tante foto di se stessi, in varie pose, come se cercassero qualcosa, come se si trovassero di fronte a uno specchio che non li soddisfa.

I commenti potrebbero continuare e troveremmo sempre nuovi spunti di riflessione.

E le persone del passato potrebbero giustificare la loro apparente serietà dicendo:

Le fotografie erano testimonianze, documenti, momenti insoliti, trascorsi di solito davanti ad un professionista che conoscevamo appena. Non c'era motivo di sorridere.

Riservavamo i sorrisi ai momenti importanti della vita, quando avevamo davvero voglia di sorridere.

Spesso sorridevamo proprio al termine di quelle sedute estenuanti! Sorridevamo per il sollievo, dato che non eravamo abituati a simili situazioni.

Sorridevamo a casa, al risveglio guardando fuori dalla finestra, oppure abbracciando figli e nipoti.

Sorridevamo quando ricevevamo visite o quando andavamo a trovare una persona a noi cara.

*   *   *

I tempi sono cambiati. Riflettiamo su come abbiamo banalizzato il sorriso, al punto da non riuscire più a distinguere tra un sorriso autentico e uno di circostanza.

Non riusciamo a capirlo negli altri e, cosa ancora più grave, non ci riusciamo nemmeno con noi stessi!

I social network pullulano di sorrisi falsi, di espressioni costruite ad arte per trasmettere qualcosa che non c'è o che non esiste realmente.

Vogliamo apparire, metterci in mostra e venire bene nella foto, per sentirci parte di un gruppo, per essere accettati e amati. Tutto ciò prima ancora di occuparci di ciò che conta davvero: mettere ordine nel nostro mondo interiore. Stare bene con noi stessi.

Un sorriso vero deve nascere da dentro: dal cuore in pace, dal cuore grato e dall'anima in equilibrio.

Dovremmo sorridere solo perché lo fanno tutti gli altri? Dovremmo farlo per paura di ciò che potrebbero pensare di noi? No.

Sorridiamo quando siamo davvero pronti a farlo.

Se osserviamo bene, ci accorgeremo di avere mille motivi per farlo. Forse non li abbiamo ancora trovati a causa di un momento difficile, ma quel sorriso ci sta aspettando con pazienza.

Redazione del Momento Spirita
Traduzione di Fabio Consoli
Il 27.7.2026

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