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Momento Espírita
Curitiba, 11 de Agosto de 2026
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ícone Parlando con il Padre

Per lungo tempo abbiamo creduto che solo esseri speciali potessero dialogare con il Divino.

Lo sciamanesimo, la più antica pratica spirituale, medica e filosofica dell'umanità, le cui radici risalgono al Paleolitico, riconosceva nello sciamano la capacità di connettersi con gli antenati e con il Grande Spirito.

All'epoca di Mosè, il legislatore ebraico, la comunicazione diretta con Yahweh, il Signore, era fortemente limitata. Nella maggior parte dei casi era  incentrata  sulla figura di Mosè stesso.

Il libro biblico dell'Esodo descrive una nube che avvolgeva la Tenda del Convegno, a simboleggiare la presenza invisibile di Dio.

Quando la colonna di nube scendeva e si fermava all'ingresso, Mosè poteva accedere a quello spazio e parlare faccia a faccia con Yahweh.

Il Maestro di Nazareth ha reso accessibile a tutti il ??Divino, insegnandoci a rivolgerci a Lui per ogni cosa.

Pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, disse. E assicurò che ci sarebbe stato concesso tutto ciò che Gli avessimo chiesto.

La piccola Rachel, abituata ad ascoltare il nonno pregare ad alta voce o a chiudere gli occhi e rimanere in silenzio, credeva che solo lui avesse l'autorità di parlare con Dio.

Ogni martedì, dopo la scuola, andava a casa del nonno. Prendevano il tè insieme. Poi lo ascoltava parlare con Dio in ebraico.

Si sedeva e aspettava pazientemente. Sapeva che il momento più bello arrivava quando lui le posava delicatamente le mani sulla testa.

Iniziava ringraziando Dio perché lei esisteva e per il fatto di essere suo nonno. Poi, raccontava a Dio di tutti i progressi che lei aveva fatto durante la settimana.

Rachel aspettava con impazienza di sentire cosa dicesse a Yahweh. Se durante la settimana aveva commesso degli errori, il nonno lodava la sua onestà nel dire la verità.

Se aveva avuto qualche insuccesso, lui  metteva in risalto il grande impegno che lei aveva profuso per farcela. Se si era addormentata con la luce della camera spenta, lui celebrava il suo coraggio nel dormire al buio.

Erano momenti in cui si sentiva completamente al sicuro e in pace.

In fin dei conti, tutti gli altri membri della famiglia, i medici e gli operatori sanitari, erano estremamente esigenti nei suoi confronti.

Se otteneva un novantotto in un test, il commento immediato di suo padre riguardava i due punti mancanti per raggiungere il livello ideale, ovvero il punteggio massimo.

Stare con il nonno era come riposare all'ombra delle palme in un'oasi colma d'amore. Sentiva che tutto ciò che lui diceva era vero.

Nessuno, a parte lui, la guardava in quel modo speciale. Aveva persino scelto un modo tutto suo per chiamarla: Neshumele, che significa Cara piccola anima.

Quando suo nonno morì, Rachel aveva solo 7 anni. E si sentì smarrita.

Senza più nessuno che parlasse di lei a Dio, avrebbe potuto forse svanire nel nulla?

Le ci vollero mesi per iniziare a comprendere che poteva rivolgersi a quell'Essere Supremo e Divino. Poteva parlare di sé, condividendo le sue difficoltà, i suoi traguardi e i suoi bisogni.

Così, aprì il suo cuore e si immerse in un'oasi costante di pace e benedizioni.

Che ne dite di cominciare anche noi a fare quel tuffo ogni giorno, ogni mattina?

Redazione del Momento Spirita, prendendo spunto dal
 cap.
Abençoando, pt. 1, dal libro As bênçãos do meu avô,
 di Rachel Naomi Remen ed. Sextante
Traduzione di Fabio Consoli
Il 7.8.2026

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