Che io non preghi per essere al riparo dai pericoli, ma per avere il coraggio di affrontarli.
Che io non preghi perché venga lenito il mio dolore, ma per riuscire a superarlo.
Che io non mi affidi agli alleati sul campo di battaglia della vita, ma piuttosto alla mia propria resistenza.
Che io non brami mai, angosciato di paura d'essere salvato, ma speri piuttosto nella pazienza necessária a conquistare la mia libertà.
Fa' che io non sia un vigliacco, e non riconosca la tua misericordia solo nel successo, ma fammi trovare la stretta della tua mano nel fallimento.
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I versi del poeta indiano Rabindranath Tagore ci invitano ad una profonda riflessione sulla natura del nostro rapporto con il Creatore.
Riconosciamo Dio come l'Intelligenza Suprema dell'Universo, il Padre infinitamente giusto e amorevole. In quanto Creatore di ogni cosa, governa il cosmo attraverso leggi perfette.
Nella preghiera, nell'atto di elevare i nostri pensieri, troviamo un mezzo magnifico per connetterci a questa Divina Provvidenza, addentrandoci nella nostra stessa essenza spirituale.
La preghiera ci permette di compiere un viaggio nel profondo di noi stessi.
È proprio in questi momenti che ci troviamo di fronte a certi interrogativi:
Cosa dire? Cosa chiedere? Perché chiedere? Quale diritto abbiamo di usare questo strumento soltanto come un canto di lamento e richieste incessanti?
Partiamo dal punto più elementare e semplice da capire.
Il fatto stesso di poter stabilire questa connessione con il Creatore, di poter elevare i nostri pensieri, così spesso legati al mondo materiale, ci reca benefici incomparabili.
Questo contatto con la nostra vera essenza è simile a una ricarica di energia; è una riconnessione con qualcosa che si era interrotto, e che ci stava causando dei danni.
Ricordiamolo: siamo Spiriti creati da Dio. Portiamo la Sua firma.
Da ciò possiamo trarre il coraggio che spesso ci manca e quella forza d'animo che in tante occasioni sembra abbandonarci.
Non siamo insignificanti. Siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza.
Non siamo abbandonati in un universo dominato dal caos. Facciamo parte di un sistema meraviglioso, retto da leggi perfette e splendide: leggi che abbiamo appena iniziato a comprendere.
In parole povere: facciamo parte di qualcosa di grande, di qualcosa di davvero immenso.
Così, se una situazione difficile ci coglie di sorpresa, è perché siamo in grado di affrontarla. O perché è giunto il momento di affrontarla e andare avanti.
Dio è lì a dirci proprio questo, aiutandoci a scoprire dentro di noi forze che non avremmo mai creduto di possedere.
E una volta superato il momento, alcuni di noi ripercorrono la scena nella coscienza, magari udendo una voce che ci dice:
Hai visto che era possibile? È così che ti ho creato. Semplicemente, non avevi ancora scoperto tutto ciò che potevi fare o sopportare. Abbiamo fatto un altro passo insieme; ora sei più forte, più maturo.
Dentro di te ho posto la pazienza, la perseveranza e la determinazione. Tutte queste virtù sono lì, in attesa solo di essere risvegliate e coltivate.
Io ho fatto, e continuo a fare, la Mia parte. A te spetta solo fare la tua. Con lavoro e amore, potrai diventare ogni giorno più felice. Abbi fiducia in Me.
Redazione del Momento Spirita prendendo spunto da
uma poesia della raccolta O coração da primavera, di
Rabindranath Tagore, editorial A. O. Braga.
Traduzione di Fabio Consoli
Il 3.9.2026